La mano e gli occhi

C’era una volta a San Vito una scuola di ricamo… Questa non è, però, una favola. E’ una storia vera. Rivissuta grazie alla testimonianza di chi in quella scuola ha “studiato”, ne ha raccolto i frutti e, nel proprio piccolo, cerca di perpetuarne la tradizione.
Lo spunto a raccontarla nasce da una fredda serata di quest’aprile che non accenna a mostrare il proprio volto primaverile e che ha costretto il sottoscritto a cercar compagnia fra quattro mura, nella sede della Ginestra. E’ qui che incontro le tre ormai ex allieve di quella scuola, le quali, nell’arco di una piacevolissima chiacchierata, mi delucidano i particolari della nostra storia. Le tre ricamatrici – Anna Dionisio, Elisa Flamminio ed Anna Olivieri – pur non appartenendo ancora alla mezza età, parlano al passato più che remoto dei loro ricordi legati a quella scuola, ad indicare un’epoca che non c’è più.

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I vecchi e il mare

Un grido dal Colle in una calda giornata estiva: “Oh! Tè riminì le paranze da Acquarotte!” Le barche, appaiate, avanzano a vele spiegate verso San Vito. Su, in Paese, è subito fermento. In tanti accorrono al Belvedere. Ognuno tenta di scorgere, per primo, il colore ed il disegno delle vele che via via fioriscono laggiù, dalla caligine di Punta Penna, per riconoscere chi sono i marinari di ritorno. Alcuni si affrettano per le scalette che portano alla Marina, già immersa in atmosfera festaiola. Siamo alla fine degli anni 20, alla vigilia dei festeggiamenti della Madonna del Porto, ricorrenza alla quale i pescatori delle paranze non vogliono assolutamente mancare. Dopo oltre un mese di pesca in acque pugliesi, vicino a Lesina, i marinari fanno ritorno a San Vito, con il carico di pesce seccato a bordo, di vino e pane pugliesi per i famigliari e con il gruzzolo racimolato per saldare i debiti contratti in paese. Un leggero vento di scirocco gonfia le vele e, in breve, quelle paranze sono vicine all’approdo, insieme alle tante altre rimaste a pescare in zona.  Read more